Che a Donald Trump piaccia oppure no, i giochi sono fatti. Gli americani hanno scelto il loro 47esimo Presidente degli Stati Uniti: il democratico Joe Biden.

Gli Stati Uniti si tingono di blu, dopo una campagna elettorale infuocata contro il presidente Donald Trump, e un conteggio delle schede elettorali che ha tenuto per giorni il mondo con il fiato sospeso.

Joe Biden e Kamala Harris hanno vinto grazie ad un totale di 74 milioni di voti, record assoluto nella storia statunitense. Donald Trump e Mike Pence, invece, si sono “fermati” a quota 71 milioni, rispetto ai 63 milioni che erano valsi la vittoria nel 2016.

 Un’affluenza senza precedenti, maturata anche grazie al voto postale.

MA NELLA VITTORIA DI BIDEN QUANTO È STATA DETERMINANTE LA CANDIDATURA DI KAMALA HARRIS COME VICEPRESIDENTE?

Le vittorie politiche sono, nella maggior parte dei casi, frutto di una attenta e perfetta strategia di comunicazione.

E Biden, ora possiamo dirlo con certezza, ha scommesso sul cavallo giusto quando ha candidato la Harris riuscendo a conquistarsi una fetta di elettorale importante.

Vediamo perché. Per almeno 5 ragioni la Harris è stata la scelta migliore e che gli ha garantito la vittoria:

 

1) L’IMPORTANZA DI SCEGLIERE UNA DONNA

Che il braccio destro del Presidente dovesse essere una donna era stato dichiarato dallo stesso Biden diversi mesi fa e rientrava perfettamente nelle strategie di comunicazione del neo presidente.

Per la prima volta nella storia degli Usa si doveva immaginare una donna alla vice presidenza del Paese più potente del mondo.

E raccontare ai propri concittadini che si stava mettendo in atto una scelta storica che dimostrasse quanto i democratici fossero ormai pronti ad aprirsi a nuovi e diversi settori della società.

Una donna quindi. Ma quale? Non una qualsiasi del panorama intorno al leader democratico. Infatti, di candidate qualificate, anche più della Harris, in realtà ce ne erano e come per Joe Biden.

Pensiamo alle ex dell’amministrazione Obama come Susan Rice e Tammy Duckworth oppure alle deputate come Karen Bass o Val Demings. La Rice non aveva mai fatto però una campagna elettorale in vita sua, la Duckworth apparteneva ad una minoranza etnica (origini tailandesi) ed è un eroe di guerra (ha perso le gambe in Iraq) ma non aveva l’esperienza e lo spessore necessario, difetti che indebolivano fin dall’inizio anche le candidature della Bass e della Demings.

E allora ecco Kamala Harris.

 

2) L’IDEA DI UNA CANDIDATA AFROAMERICANA

Una candidata afroamericana era a dir poco perfetta, vista l’esplosione del movimento Black Lives Matter, con la sua richiesta dei giovani neri di essere ascoltati, ancora prima che di mettere fine alle violenze della polizia. La storia personale della Harris la rende poi, più di chiunque, il simbolo di un’America sempre più diversa e multirazziale. Anche il tema della differenza di genere non è trascurabile.  

Le donne, soprattutto le donne nere, sono uno tra i gruppi elettorali più fedeli ai democratici, e Biden aveva assolutamente bisogno di loro.

Biden ha avuto il grande merito di essere attento verso il momento storico del suo Paese e del suo elettorato.  Scegliere una donna nera (decisione caldeggiata anche da Jill, moglie di Biden) ha poi un valore simbolico fortissimo nell’anno della morte di George Floyd e delle manifestazioni anti-razziste.

 

3) LA HARRIS E NESSUNO SCHELETRO NELL’ARMADIO

Un altro punto a favore della Harris era il fatto che fosse stata una persona già vivisezionata dagli avversari politici e dalla stampa durante le sue campagne elettorali precedenti in California e durante le primarie democratiche di qualche mese fa.

Quindi un’alleata senza scheletri nell’armadio.

Altro elemento da non sottovalutare per una campagna elettorale così infuocata e da vivere fino all’ultimo voto e all’ultimo scandalo.

BIDEN SCEGLIE HARRIS NONOSTANTE LO SCONTRO SUL RAZZISMO DURANTE LE PRIMARIE

Eppure tra il neo presidente Biden e la Harris si era animato un dibattito durissimo durante le primarie.  

La senatrice attaccò Biden per la sua passata opposizione al ridurre la segregazione razziale a scuola, portando i bambini in autobus al di fuori dei loro quartieri di residenza.

“C’era una ragazzina che veniva portata a scuola in autobus ogni giorno. Quella ragazzina ero io”, disse Harris, in un colpo che lasciò Biden in silenzio sollevando il malcontento di molti democratici, per nulla contenti che le credenziali anti-razziste di Biden fossero messe in discussione.

Quell’episodio è stato più e più volte considerato durante il processo di scelta della vice.

Soprattutto perché poteva raccontare più cose della Harris: un suo cinismo politico e un lancio troppo evidente verso le presidenziali 2024 portandola a trascorrere i successivi 4 anni in modo poco collaborativo e focalizzato sulla sua avventura presidenziale.

Ma Biden ha avuto il coraggio e l’intuizione di andare oltre. E ha calcolato quanto invece di nuovo potesse portare a casa grazie a Kamala.

 

4) IL CARATTERE DELLA HARRIS

Infine il carattere di Harris così tagliente, aggressivo, scomposto ha dato un equilibrio perfetto alla campagna elettorale e alla pacatezza e flemma di Biden.  Lo stesso presidente ha considerato questa differenza caratteriale un asso nella manica, un dosaggio giusto di carica e ponderatezza.

 

5) LA HARRIS E IL SUO RAPPORTO CON BEAU, IL FIGLIO DI BIDEN MORTO NEL 2015

Anche l’aspetto più emotivo e umano ha dato una marcia in più. Subito dopo l’annuncio della scelta di Harris, il neo presidente fece girare una serie di info che dimostravano anche la grande vicinanza tra lui e la candidata alla vice presidenza grazie al legame professionale tra Kamale e Beau, il figlio di Biden, morto per un tumore nel 2015. Beau e Kamala Harris hanno lavorato insieme quando entrambi erano procuratori distrettuali, uno in Delaware e l’altra in California.

 

CONCLUSIONI

Il partito di Trump non è riuscito a scardinare questo tassello fondamentale della campagna elettorale di Biden. Nonostante abbia dipinto la Harris come un pericolosa radicale, anche in campo ambientale e sanitario e le cui posizioni di estrema sinistra avrebbero finito per prendere il sopravvento sul moderato Biden.

Biden ha vinto, ma soprattutto ha vinto lei, la prima vicepresidente donna nera della storia americana.